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01/07/2016 Un emendamento che ha fatto molto rumore per nulla


Molto rumore per nulla!

Desta veramente molta sorpresa l’eccessiva attenzione data dalla stampa veterinaria all’emendamento n°12.0.5 dei Senatori Catalfo e Puglia del Movimento 5 stelle, che è solo uno tra le centinaia di emendamenti proposti al DDL 2233 “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato” (cosiddetto Jobs Act dei lavoratori autonomi), che non contiene norme sulla previdenza.

Il testo dell’emendamento è stato scritto ignorando evidentemente le norme regolanti il comparto previdenziale dei professionisti e senza peraltro tener conto delle esigenze di sostenibilità del sistema, che le Casse hanno dimostrato di garantire con un orizzonte di 50 anni, al contrario del comparto pubblico che non può garantire nemmeno quella corrente.

I professionisti sostengono il proprio sistema previdenziale intracategoriale e con le loro tasse, attraverso la fiscalità generale, contribuiscono anche a quello pubblico dell’INPS.

Inficiare, quindi, un sistema previdenziale virtuoso e auto sostenuto a favore di quello pubblico, notoriamente in difficoltà, sembra quantomeno paradossale.

E’ poi impensabile proporre un emendamento relativo ad una parte dei 28.000 Medici Veterinari iscritti ad ENPAV per un Decreto generale che tratta dell’intero comparto dei professionisti italiani, ovvero di 2 milioni e mezzo di lavoratori (di cui 1,7 milioni professionisti iscritti alle Casse)!

L’ENPAV non è un’organizzazione isolata, ma appartiene alla galassia delle Casse privatizzate riunite in AdEPP (Associazione degli Enti Previdenziali Privatizzati) e un mutamento della legislazione sottostante può derivare solo da una riforma dell’intero comparto e dalla creazione, eventualmente, di una normativa ad hoc.

Tra l’altro è stata la stessa riforma ENPAV del 1991 a rendere facoltativa l’iscrizione all’Ente per “i Veterinari che si iscrivono per la prima volta agli Albi professionali successivamente al 27 aprile 1991, data di entrata in vigore della legge 12/4/1991, n. 136, che esercitano esclusivamente attività di lavoro dipendente o attività di lavoro autonomo, per le quali siano iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria”(Articolo 6 comma 2 dello Statuto ENPAV).

L’emendamento in esame vorrebbe porre fine a una presunta “doppia contribuzione” a carico dei Medici Veterinari dipendenti, che debbono versare sia al Fondo Nazionale di riferimento, sia all’ENPAV, pena la cancellazione dall’albo, rendendo facoltativi i versamenti all’ENPAV.

Non è pensabile una contribuzione volontaria: per ottenere la pensione i lavoratori, ivi compresi i professionisti, devono costruire un percorso contributivo lungo e continuo, pena il non raggiungimento dei requisiti e, quindi, dell’assegno pensionistico.

Inoltre, fino ad oggi, l’iter svolto dal legislatore va nella direzione di concentrare gli sforzi contributivi presso un’unica gestione, che per i professionisti è la Cassa di riferimento.

E anche qualora si discutesse relativamente a una doppia imposizione contributiva a carico dei Medici Veterinari, essa sarebbe, semmai, a scapito INPS : l’articolo 18 del Dl 98/2011, infatti, ripreso da numerosa giurisprudenza, chiarisce che “l’iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria solo per i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia sottoposto all’iscrizione ad appositi albi professionali, ossia ad attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti”.

Insomma, un emendamento d’argilla, sia dal punto di vista formale (estraneità per materia) che sostanziale per tutte le ragioni sovraesposte, che auspichiamo sarà considerato inammissibile e che non avrebbe lasciato traccia alcuna se non fosse stato pubblicato anche da testate giornalistiche del nostro mondo professionale.

F.to Il Presidente
Gianni Mancuso