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17/10/2014 Legge di stabilità 2015 – Comunicato del Presidente Mancuso

La Legge di stabilità licenziata ieri, 16 ottobre, dal Consiglio dei Ministri, aumenta dal 20 al 26% l’aliquota di tassazione delle rendite finanziarie (che già era stata aumentata di 7,5 punti percentuali nel 2012); una misura che impatta in maniera importante sulle Casse dei professionisti.

“E’ sconcertante, dichiara il Presidente Mancuso, come si continui a vessare un sistema previdenziale di primo pilastro, che ha dimostrato di essere sostenibile a 50anni (a fronte di un sistema pubblico che la sostenibilità non può dimostrarla nemmeno corrente) , che non riceve finanziamenti dallo Stato e che, anzi, lo sgrava del costo del welfare dei professionisti, in cui le Casse investono 500 milioni l’anno.

Le Casse, guidate da AdEPP - ricorda Mancuso - erano in procinto di attuare un grande progetto di fondo di investimento, in partnership anche con i fondi pensione di secondo pilastro e Cassa Depositi e Prestiti, in cui avrebbero messo le loro risorse a disposizione del sistema paese per investimenti nell’economia reale che potessero aiutare l’Italia a riemergere dalla crisi. Ora viene tutto rimesso in discussione, dato che la controparte Stato italiano si è rivelata inaffidabile.

E va considerato che già la Spending Review , impropriamente applicata ai nostri enti, ci ha obbligato a riversare nelle casse statali una parte dei nostri risparmi.

Si tenga pure conto che l’Italia è tra i soli tre paesi europei, gli altri sono Svezia e Danimarca, ad adottare un sistema fiscale di tipo ETT, che prevede l’esenzione fiscale solo nella fase dell’accumulo, ma poi una doppia tassazione, colpendo sia le rendite finanziarie dei risparmi investiti, sia l’erogazione delle pensioni.

E nulla si può imputare al lavoro diplomatico e di dialogo con le istituzioni fatto da AdEPP e dal suo Presidente Camporese in rappresentanza di tutte le Casse iscritte! Infatti, erano state date esplicite rassicurazioni, anche pubblicamente, sulla presa di coscienza del valore economico e produttivo del nostro sistema e che, al massimo, l’intervento legislativo sarebbe andato verso un livellamento della tassazione delle rendite finanziarie al 20%.

Non si può giocare una partita se le regole del gioco vengono cambiate di volta in volta a seconda dei comodo del legislatore! Impensabile trattarci come cash cows! Le Casse non sono aziende che mirano al mero lucro ( e che magari, quelle sì, ricevono fondi statali e vengono considerate too big to fail), ma un sistema che, nonostante sia privatizzato e autonomo finanziariamente, tiene in portafoglio miliardi di titoli di Stato.

Meriteremmo di sederci al tavolo dei lavori e di essere considerati interlocutori privilegiati quali siamo.”